ICI sui beni della Chiesa: il Senato la boccia! Ma se l’UE ci sanziona finiamo cornuti e mazziati?

novembre 9, 2007 · Filed Under Riflessioni · 12 Comments 

Sto seguendo l’iter della Finanziaria e mi è balzato all’occhio questo articolo sul sito del Corriere della Sera, e in particolare quello che segue:

ICI SUI BENI DELLA CHIESA – L’Aula del Senato ha invece respinto l’emendamento alla Finanziaria, presentato dagli appartenenti alla Costituente Socialista, che chiedeva di togliere l’esenzione Ici dagli immobili della Chiesa adibiti ad attività commerciale, anche nel caso in cui abbia carattere accessorio rispetto alle finalità istituzionali dei soggetti. Il relatore di maggioranza Giovanni Legnini (Ulivo) aveva invitato i senatori Montalbano, Barbieri ed Angius a ritirare l’emendamento e comunque ha espresso parere contrario. Dello stesso avviso il parere del governo. Il dibattito sulla questione ha impegnato per diverso tempo l’Aula del Senato, con l’intervento di quasi tutti i gruppi, e alla fine l’emendamento è stato respinto con 240 voti contrari, 12 voti favorevoli e 48 astenuti.
Il no del Senato arriva lo stesso giorno in cui viene resa nota la lettera dell’Unione europea al governo italiano in cui si chiede di elencare dettagliatamente entro 30 giorni i beni della Santa Sede esentati dall’Ici ed anche l’ammontare di quanto sarebbe annualmente dovuto se non ci fosse esenzione.
L’Ue infatti ipotizza che l’esenzione dell’Ici possa essere incompatibile con le normative europee in materia di aiuti di Stato

Ho sottolineato la parte finale perché è quella più interessante e che stimola le mie riflessioni: se l’UE apre una procedura di infrazione e magari commina una sanzione, chi la paga? sempre noi con le tasse?

 

L’Alta Velocità ferroviaria secondo Trenitalia: solo marketing!

novembre 8, 2007 · Filed Under Riflessioni · 6 Comments 
Questa mattina sono stato costretto a prendere il Treno Eurostar ad Alta Velocità sulla tratta Na-Rm, comprando un biglietto all’ultimo minuto, visto che per l’IC era annunciato un ritardo biblico. Mi ha colpito quanto tempo ci abbia impiegato, quindi sono andato a fare una ricerca ed ho trovato la pagina delle novità sull’orario di qualche mese fa. Ne copio/incollo la parte saliente:
Linea Milano – Napoli
Gli attuali Eurostar in servizio sulla Milano-Napoli viaggeranno dal 10 giugno sulla nuova linea AV Roma-Napoli e trasformandosi in Eurostar Italia Alta Velocità, con un risparmio di tempo di 18 minuti. In questo modo, da Milano a Napoli occorrono 6 ore e 12 minuti anziché 6 ore e 30; da Bologna a Napoli 4 ore e 26 anziché 4 ore e 44, da Firenze SMN a Napoli, 3 ore e 19 anziché 3 ore e 37 minuti.
Con l’introduzione dei nuovi treni Eurostar Italia Alta Velocità da Milano a Napoli, sulla Roma-Napoli, gli orari dei treni AV già in circolazione sono stati ritoccati.

I prezzi dei nuovi servizi corrisponderanno al vecchio prezzo Eurostar più la differenza attualmente in vigore per la tratta Alta Velocità/Alta Capacità Roma – Napoli.    

Insomma, invece di ampliare l’offerta ad alta velocità, MarketingTrenitalia ha fatto il gioco delle tre carte: ha trasferito sui binari destinati all’alta velocità i treni Eurostar, con riduzioni ridicole dei tempi di percorrenza: 18 minuti sulla tratta Na-Mi è un’offesa a tutte le tasse che abbiamo pagato!
18 minuti su 6h e 30m corrispondono ad una riduzione del tempo di percorrenza del 4,6%!
Ma non è finita!
Trenitalia è riuscita a stupirci ancora: visto che il servizio, di fatto, non è cambiato ora se lo fanno pagare non più come Eurostar, ma come Alta Velocità.
Come se a voler andare in bici per strada, piuttosto che nella pista ciclabile, si dovesse pagare il bollo sulla bici commisurato alla potenza dell’auto più potente che in quel momento passa di lì!
Mi pare che la bici sia la stessa, il tempo impiegato… pure! perché devo pagare di più?

Non sono riuscito a trovare i costi dei biglietti dei vecchi Eurostar per fare un confronto, se qualcuno li avesse potremmo confrontarli con quelli in vendita ora per verificare se l’incremento è contenuto nell’ambito del 4,6% (il miglioramento teorico).

Insomma in Italia non si vende un prodotto, si vende solo l’immagine: l’Alta Velocità non c’è, ma tu la paghi perché il treno che prendi è griffato in qualche modo con il termine Alta Velocità. Quanto pagheremo per i veri treni ad Alta Velocità, quelli che dovevano percorrere Na-Rm in 69 minuti?

E’ questo il progresso del paese finanziato le mie tasse e con quelle di tante generazioni che mi hanno preceduto?

E’ vero che non disegnano le ali sui treni perché la gente vola solo sulle Low Cost? Sealed

Una generazione senza figli, una generazione sacrificata e dimenticata

novembre 8, 2007 · Filed Under Riflessioni · 8 Comments 
Leggo sui giornali di oggi che con la Finanziaria passa una misura destinata ai ‘bamboccioni‘, termine terribile coniato da un Ministro per indicare una generazione che non vuole uscire di casa: se tutto va bene per chi andrà a vivere da solo ci saranno degli sgravi fiscali, fino a circa 900 euro/anno, equivalenti a circa 75 euro/mese per pagare l’affitto, non tantissimo, ma meglio di niente.
La Finanziaria limita però questa agevolazione a chi ha un’età compresa tra i 20 ed i 30 anni.
E’ questo che non mi sta bene: sono anni che si parla di questo problema e leggendo anche la più semplice delle statistiche è evidente che c’è una generazione perduta, quella che non si sposa e non ha figli, quella che ha saltato tutti gli appuntamenti con la vita e che si trova indietro, indietro anche a chi è arrivato molti anni dopo: ha subito la leva obbligatoria, le riforme universitarie, la riforma del mercato del lavoro, il blocco dei concorsi pubblici, il blocco del turn-over, la recessione economica mondiale e quella italiana seguita all’epoca di Mani Pulite e non è riuscita a progettare un futuro perchè aveva investito, e tanto, su strumenti che sono stati svalutati da politiche miopi.
Questa generazione ha tra i 30 ed i 35 anni! Perchè escluderli ancora una volta?
E’ questa generazione che deve portare sulle spalle il peso delle riforme? Perchè?

Qual è la differenza tra flessibilità e precariato? Lo stipendio!

novembre 5, 2007 · Filed Under Riflessioni · 6 Comments 

Qualche giorno fa un amico mi raccontava del cugino.. questo ragazzo, sembra sia un portento nel campo della sicurezza informatica, avrebbe preso una stanza in un appartamento a Roma a 700 euro al mese. Ho chiesto perché pagare tanto, quando si trovano soluzioni ben più economiche. Mi è stato risposto che preferisce stare comodo “Tanto guadagna bene, si parla di oltre 3000 euro/mese”. Ho fatto qualche altra domanda ed il ragazzo sembra che non lavori da libero professionista, ma da dipendente con contratti di pochi mesi, scaduto il periodo contrattuale in alcuni casi ricontratta con la stessa ditta se necessario, o altrimenti cambia ditta, visto che il settore tira tanto.

Questa storia mi ha fatto riflettere: il lavoratore flessibile è un prestatore d’opera di tipo non professionale (per attività professionale intendo quella delle professioni protette), che lavora come dipendente, ovvero inserito nell’ambito dell’organizzazione di un datore di lavoro. In questo si distingue da chi invece lavora fornendo una prestazione, come un libero professionista o un artigiano, che invece hanno una propria organizzazione e mezzi propri, che non sono richiesti al dipendente. Per il lavoratore flessibile il cambiamento del datore di lavoro è un’opportunità di crescita in campo lavorativo, in quanto amplia le proprie esperienze ed un’opportunità di crescita economica, potendo contrattare un miglioramento rispetto alle condizioni del momento. Uno stipendio alto è legato a due fattori fondamentali:

  1. il lavoratore flessibile risolve un bisogno momentaneo del datore di lavoro;
  2. garantisce il lavoratore dall’alea legata al fatto che vi possono essere dei periodi di fermo.

 Se il mercato del lavoro flessibile può dare tante opportunità che cosa è il precariato? Perché ci si lamenta tanto? Basta leggere questo articolo che richiama un discorso di Draghilo stipendio da fame!

In realtà una parte dell’imprenditoria non ha delle necessità temporanee di un profilo specifico, ma preferisce coprire anche le posizioni relative alla propria attività corrente con lavoratori precari a tempo indeterminato, questo svilisce sia la categoria del lavoratore flessibile, sia quella del lavoratore a tempo indeterminato, in quanto si va a confonderne i ruoli e li si rende entrambi più deboli dal punto di vista contrattuale, ribaltando il rischio d’impresa sui lavoratori.

Un lavoratore con contratto a tempo indeterminato deve avere una retribuzione legata alla contrattazione collettiva di categoria. Tale lavoratore non ha l’alea del lavoro, non rischia dei periodi di fermo nell’attività e, quindi, ha la garanzia di avere continuità anche negli introiti.

Il lavoratore flessibile NO! Ha un maggiore rischio che deve essere compensato da maggiori guadagni, questo è un principio fondamentale dell’economia.

Governo e Sindacati forse non hanno capito questo: il lavoro flessibile può essere un’opportunità, però deve essere tutelato alzando (io direi raddoppiando) la paga oraria del lavoratore flessibile rispetto alla paga definita in ambito di contrattazione sindacale e garantendo, con un controllo stringente dell’Agenzia delle Entrate e dell’Ispettorato del Lavoro che tali prescrizioni siano rispettate sul serio… e questo dovrebbe essere previsto dalla Legge!

Possibili risvolti:

  1. chi ha maggiore propensione al rischio può scegliere di essere un lavoratore flessibile;
  2. gli imprenditori limiterebbero allo stretto necessario l’uso del lavoro flessibile.

 

AntipoliticA? No, grazie! Semmai anti-politicI

ottobre 29, 2007 · Filed Under Riflessioni · 2 Comments 

Non vedo molto la TV, veramente un’ora o due a settimana, quindi sono abbastanza al riparo dalle influenze del mezzo televisivo Cool

La scorsa settimana mi è capitato di essere fuori per lavoro. In questi casi, dopo cena, con la pioggia battente, si resta chiusi nella camera d’albergo senza molte altre alternative. Ne ho approfittato per fare un po’ di zapping e mi è capitato di imbattermi in due programmi diversi, in cui politici di rilievo nazionale si accapigliavano in diretta, per dimostrare che la loro parte era meglio. Quello che mi ha colpito è che, da entrambe le parti, capitava un qualche riferimento all’antipolitica, come un qualcosa di abominevole. (Senza nominare Grillo che fa brutto!)

Vorrei fare un chiarimento: esprimere una opinione di dissenso non è antipolitica è propio Politica, con  la P maiuscola. Perché si esprime la propria posizione relativamente alla società nella quale si vive, perché si motiva come mai questa posizione è scomoda e come la si vorrebbe. Questo è fare politica! e lo è molto di più dei giochetti e dei ricattucci a cui ci hanno abituato ad assistere molti che VIVONO DI POLITICA, o forse dovrei dire vivono perché inseriti nelle istituzioni politiche.

Questo per dire che quello che ha evidenziato Grillo non è l’antipoliticA. Non si chiede la chiusura del Parlamento, ma il fatto che i politici dopo due mandati debbano andare via,  quindi semmai chi ha sposato questa OPINIONE POLITICA fa parte degli antipoliticI.

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