Analfabetismo ed elezioni

marzo 11, 2008 · Filed Under Blog, politica, Riflessioni · 9 Comments 
Prendo spunto da un post di catepol, che commentando un articolo di Tullio De Mauro – analfabeti d’Italia – in cui vengono illustrati i risultati di alcuni sondaggi sull’alfabetizzazione: sconcertanti!
In parole povere, se un 5% è completamente analfabeta, e questo comunque ci può ancora stare, la cosa che colpisce è che un altro 75%, suddiviso in vari gradi, è poco più che analfabeta, infatti si legge:
un testo scritto che riguardi fatti collettivi, di rilievo anche nella vita quotidiana, è oltre la portata delle loro capacità di lettura e scrittura
in parole povere quello che viene quotidianamente scritto sui giornali riguardante la vita collettiva, e quindi anche la politica del paese, è incomprensibile per la maggior parte degli italiani.
Ma non è finita!
Nel testo si legge ancora:
“un grafico con qualche percentuale è un’icona incomprensibile. Secondo specialisti internazionali, soltanto il 20 per cento della popolazione adulta italiana possiede gli strumenti minimi indispensabili di lettura, scrittura e calcolo necessari per orientarsi in una società contemporanea
in pratica solo un 20% degli italiani ha gli strumenti di base necessari per capire la lingua scritta e parlata quotidianamente dai mezzi di informazione. La cosa è gravissima! Infatti questo vuol dire che non c’è consapevolezza di quello che succede nel paese, che basta fare audience, intrattenimento e spettacolo per poter orientare gusti e preferenze, anche quelle elettorali, confidando in un elettorato che non ha gli strumenti culturali per orientarsi nella realtà contemporanea.
La cosa poteva essere comprensibile in un mondo i cui ritmi erano legati a quelli dell’agricoltura, che si muoveva lentamente e dove c’erano pochi mezzi per la trasmissione delle informazioni. Oggi i mezzi di comunicazione di massa, coadiuvati da potenti strumenti di indagine conoscitiva, come i sondaggi, uniti a questa incultura di base, sono uno strumento micidiale di formazione del consenso, che, sempre di più è basato sull’effetto mediatico e non sui reali contenuti.
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