Misure anticrisi, posta elettronica certificata ed opportunità di lavoro

dicembre 3, 2008 · Categorie Riflessioni, Risorse 

Il 28 novembre il Governo ha emanato il Decreto Anticrisi, contenente misure urgenti per consentire di fronteggiare la crisi economica internazionale.

Il Decreto è una misura, quindi, da 80 miliardi di euro che dovrebbe garantire un po’ di respire alle famiglie più disagiate ed a basso reddito, con misure straordinarie volte a portare qualche euro in più nelle loro casse, in maniera da evitare la stagnazione dei consumi in un momento in cui il mercato si contrae con ricadute pesanti anche sul fronte dell’occupazione e del mercato del lavoro, che investe addirittura il colosso Google (cosa di cui avevo già fatto supposizione dagli effetti). Ci sono anche altri provvedimenti eccezionali, quali il blocco di  alcune tariffe che hanno incidenza sulle tasche degli italiani ed il chiacchierato provvedimento dell’aumento IVA per SKY.

Leggendo il testo del Decreto Anticrisi, quello che mi ha colpito è l’art. 16, che ai commi 6, 7 e 8, impone l’utilizzo della posta elettronica certificata ad imprese, professionisti iscritti in albi e pubbliche amministrazioni.

La PEC (posta elettronica certificata), come riportato da wikipedia, è un’invenzione tutta italiana, che rispetto alla e-mail normale, assume il valore legale della raccomandata. Questo costituisce un vantaggio economico per le imprese che quotidianamente lavorano con moli notevoli di raccomandate, una riduzione dei tempi, la riduzione delle code alle Poste, ecc. Il costo del servizio è generalmente basso (aruba 5,00+iva) e, pertanto, accettabile e sopportabile, anzi, si traduce in un vantaggio economico notevole per chi ne fa un uso massiccio.

A mio avviso questo costituisce un cambiamento notevole, quasi epocale, che da un lato offrirà la necessità di riqualificare molto personale, soprattutto nelle imprese, con corsi di formazione specifici per adattarsi alle nuove modalità e procedure richieste dal lavoro quotidiano, opportunità per chi cerca lavoro nell’ambito di formatori e fornitori di servizi del comparto dell’IT.

Ricordiamo che i fornitori di PEC, sono provider che hanno ottenuto una specifica certificazione dal CNIPA, che cura anche l‘elenco dei fornitori di tale servizio, per i quali questo provvedimento apre un business da diverse deceine di milioni di euro l’anno.

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Comments

3 Responses to “Misure anticrisi, posta elettronica certificata ed opportunità di lavoro”

  1. Danilo on dicembre 7th, 2008 10:23

    ci sono anche soluzioni gratuite come questo http://tinyurl.com/5mxqzg

  2. luigibio on dicembre 7th, 2008 13:28

    ciao Danilo, che dal punto di vista tecnico Thawte è in grado di fornire un sistema di posta elettronica certificata, ovvero dotata di certificato SSL, su questo non c’è dubbio.
    Lo stato italiano però intende per posta elettronica certificata, un qualcosa che sostituisca il bollo della raccomandata (insomma una invenzione burocratica tutta italiana), quindi il problema non è tecnologico ma burocratico. Questo comporta che solo i fornitori che hanno eseguito delle pratiche burocratiche con esito positivo presso il CNIPA, tenutario dell’albo dei fornitori di posta certificata possono fornire tale servizio che sostituisce la raccomandata con la pec. L’albo è pubblicato su internet dal cnipa all’indirizzo che ho pubblicato nel post e che, ad oggi, indica una dozzina di fornitori.
    Il post che ho scritto vuole evidenziare che il decreto crea un mercato nel campo dell’IT. In realtà, in maniera velata, ci sono anche alcune critiche, sia al sistema della PEC, che ha dei limiti, sia per il fatto che viene imposto tout court a professionisti ed imprese senza una adesione volontaria, come sarebbe logico, imponendo un costo non solo per la tenuta dell’indirizzo, ma anche per il fatto di doversi adeguare a nuovi metodi di lavoro, viste le implicazioni legali legate all’utilizzo di questo nuovo strumento. La logica avrebbe voluto il semplice riconoscimento legale del valore della PEC, con una adesione volontaria per chi ne avesse avuto la necessità, mentre l’imposizione doveva essere solo nei confronti delle pubbliche amministrazioni. In pratica, dal mio punto di vista ben venga l’innovazione tecnologica, ma deve essere una opportunità a creare il mercato e non una imposizione, sarebbe come dire che tutti abbiamo l’obbligo di avere un televisore in casa semplicemente perchè lo stato italiano ha assegnato le frequenze…

  3. pandora on gennaio 21st, 2011 10:55

    oggi con CECPAC (PEC della presidenza del consglio ) ho provato a mandare una domanda per un concorso pubblico in regione lazio
    Sul sito della regione sono pubblicate le seguenti PEC

    ■protocollo-istituzionale@regione.lazio.legalmail.it
    ■protocollo-territorio@regione.lazio.legalmail.it
    ■protocollo-sociale@regione.lazio.legalmail.it
    ■protocollo-economico-occupazionale@regione.lazio.legalmail.it

    CHE NON VENGONO ACCETTATE DAL SISTEMA cecpac in quanto la regione non ha aggiornato la così detta rubrica PA… praticamente non colloquia con altre pec se non sono registrate in rubrica PA

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